Lo skipper

Piero Giassi

Piero Giassi

Lo skipper

Lo Skipper Piero, soprannominato dagli amici negli anni, Kpt.Petar!
Ho iniziato a fare vela da giovane con il windsurf prendendo il brevetto di istruttore con HyFly. Lavoro una lunga stagione di insegnamento in Sardegna che diviene anche perfezionamento personale con vento forte. Mi avvicino così anche alla vela, utilizzando le derive a disposizione. Perfeziono poi la mia tecnica presso l’epica scuola francese “L’école de voile des Glénans” in Bretagna, dove la parola chiave “Securitè” tradotta “sicurezza in mare” è il verbo di ogni giorno!
Regato per anni su imbarcazioni YOT prediligendo le regate lunghe, la “Rimini Corfù Rimini” in equipaggio, la “500 x 2” e la “200 x 2” in coppia, con un grande amico di sempre. Partecipo a molte Settimane Veliche Internazionali, ed almeno 30 edizioni della famosa Barcolana di Trieste.
Ciò che mi attrae però, non nascendo velista da bambino, è lo spirito marinaio, il navigare, lo spingersi oltre… che dapprima diviene la Dalmazia, poi l’intero Adriatico per scendere nello Jonio, la Grecia Jonica, il bacino del Mediterraneo, il mar Tirreno, il mar Ligure, il Golfo del Leone, le Baleari, la Spagna spingendosi sino a Gibilterra.
3 volte ai Caraibi, West Indies da St. Lucia a Union la prima, da Martinica a Union la seconda e da Martinica a Green Island vicino ad Antigua la terza, pongono le basi per desiderare almeno un giro del mondo che ogni buon marinaio coltiva tra i sui sogni più o meno segreti. Navigare nelle Piccole Antille significa cambiare lingua, nazione, costumi, abitudini ad ogni scalo e avere la possibilità di farlo è un gran privilegio per chiunque.
La passione per il mare mi porta, assieme a 2 amici, ad acquistare un progetto francese per la costruzione di un’imbarcazione da regata oceanica ed intraprendendo così, ognuno per suo conto, la realizzazione della propria barca, un MiniTransat 6.50. Il mio prenderà il nome “Lovran ITA 465” riconosciuto dalla classe francese come scafo esistente nel 2005. Ma il mio lavoro in quegli anni non è il “costruttore” e la realizzazione del progetto si dilunga nel tempo. Il fatto però di essere arrivato in fondo, di aver creato un’opera compiuta, mi ripaga dei tanti sacrifici, dei tanti sabati e domenica passati nei cantieri a lavorare. Talvolta non si sa neppure perché lo si fa, è più facile farlo che non farlo, lo si fa e basta! (sicuramente devo molto a Giulio, a Claudio, a Marino, a Elmas, e a tanti altri…che mi hanno affiancato e spinto ad arrivare in fondo).
Quest’esperienza mi dona di contraccambio una buona manualità che quando navigo ritorna sempre molto utile.